Imparare e praticare l’intelligenza emotiva per vivere e lavorare meglio

Ci ho pensato un po’ prima di dare il titolo definitivo a questo post perchè mi sembrava di accostare elementi che percepiamo sempre come separati, che non comunicano realmente tra di loro: emotività e intelligenza, vita vissuta e lavoro. Invece, io per primo, come tanti, dimentico che i vasi sono sempre comunicanti e che il nostro è un ecosistema che non ha compartimenti separati. 

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Sembra un’ovvietà quella che sto per dirti, ma vita e lavoro non sono separati, così come non lo sono emozioni e intelligenza. Potrebbero sembrare ossimori, sotto certi punti di vista, ma, davvero, non lo sono.
È però importante capire che cos’è questa fantomatica Intelligenza Emotiva di cui si sente spesso parlare e come ci può essere utile, concretamente nella vita di tutti i giorni.

Intelligenza emotiva, di cosa stiamo parlando?

Il termine, o meglio, il concetto è stato coniato nel 1990 da due eminenti studiosi: Peter Salovey e John D. Mayer, ma più fortunatamente ripreso da Daniel Goleman, un poliedrico psicologo e autore americano. Il libro di Goleman “Intelligenza Emotiva” ha letteralmente fatto il giro del mondo, è stato tradotto almeno 10 lingue e ha venduto più di 5 milioni di copie. Te lo consiglio vivamente.

Intelligenza Emotiva - Daniel Goleman

La quarta di copertina recita:

“Perché le persone più intelligenti nel senso tradizionale del termine non sono sempre quelle con cui lavoriamo più volentieri o con cui facciamo amicizia? Perché i bambini dotati ma provenienti da famiglie divise hanno difficoltà a scuola? Perché un ottimo amministratore delegato può riuscire un pessimo venditore? Perché, sostiene Goleman, l’intelligenza non è tutto. A caratterizzare il nostro comportamento e la nostra personalità è una miscela in cui il quoziente intellettivo si fonde con virtù quali l’autocontrollo, la pervicacia, l’empatia e l’attenzione agli altri: in breve, l’intelligenza emotiva.”

Goleman sostiene che imparare a conoscere consapevolmente le nostre emozioni ci consente di usarle in modo intelligente.
Detto così sembra semplice, vero?
In effetti questo è l’obiettivo. Per arrivarci è necessario fare un percorso in cui la mindfulness ha un ruolo mica da ridere. Goleman è infatti un grande sostenitore della meditazione sia nella vita privata che sul luogo di lavoro.

Ma perchè dobbiamo imparare a gestire le emozioni?

Le emozioni sono un’energia molto potente che generiamo come risposta, diretta o indiretta, alle situazioni della vita. Non mi permetto di fare lo psicologo, ma posso dire che le emozioni sono delle risorse che ci permettono di agire in modo produttivo e positivo, oppure di re-agire in modo difensivo e improduttivo.

Un’emozione può bloccarci, paralizzarci (letteralmente) oppure può darci un impulso tale da farci alzare dal letto nel cuore della notte perchè desideriamo fare a tutti i costi qualcosa.
Con l’emozione giusta possiamo spostare le montagne, ma la stessa emozione può diventare un limite alle nostre relazioni personali o sul lavoro.
Le emozioni, in definitiva, sono un motore che ci può portare un po’ dove vogliamo. Ma sono anche il registratore della nostra esperienza.

A secondo di come gestiamo le emozioni che proviamo, otteniamo un certo tipo di risultato personale e professionale, con noi stessi e con gli altri. È un’abilità che, di fatto, esercitiamo spesso: in ufficio non ti metti a piangere per l’ultima puntata di Grey’s Anatomy, giusto? Magari ti può venire in mente, quell’emozione può riaffiorare, ma la riconosci e la gestisci.
Ecco quindi cosa ci si propone con l’Intelligenza Emotiva: imparare a conoscere, riconoscere e gestire le emozioni, sia le nostre che quelle altrui. 

Le competenze per sviluppare l’Intelligenza Emotiva

Intelligenza emotiva - Dalai Lama

L’autore spiega nel libro che per sfruttare in modo costruttivo le emozioni dobbiamo sviluppare una serie di competenze. Di base queste competenze hanno a che fare sia con la sfera personale (conoscere e gestire se stessi) che con quella sociale (conoscere e gestire il rapporto con gli altri).

Le competenze di cui parla Goleman e che possiamo imparare a sviluppare sono:

  • Ascoltare le emozioni senza reprimerle
  • Osservarle e osservare i pensieri che generano senza agire per cambiarli o distorcerli
  • Ascoltare il corpo e le sue reazioni senza modificarle per adattarle a qualcosa che riteniamo più giusto o adeguato

In altre parole, essere emotivamente intelligenti significa prendere coscienza dei propri stati interiori, accoglierli, osservarli, ascoltarli senza reprimerli. Quando facciamo questo esercizio di consapevolezza possiamo porci una serie di domande utili a capire meglio il nostro stato. Ad esempio:

  • da dove viene questa emozione?
  • cosa ha creato questa emozione?
  • l’ho già sperimentata? Quando?
  • Cosa mi ricorda?
  • Cosa mi sta dicendo questa emozione? Cosa sta proteggendo?

Si tratta di un processo di apprendimento che facciamo con noi stessi e che possiamo allenare con la pratica.
La meditazione è un ottimo strumento per indirizzarci in questo senso, per questo Goleman la consiglia, ma non solo, ne parla approfonditamente nel suo libro La forza della meditazione (magari è un po’ tecnico in certi punti, ma te lo consiglio comunque).

Intelligenza emotiva è imparare l’arte di osservarsi e osservare l’altro, “sentendo”

In una parola: “empatia”.
Imparare a osservare senza intervenire e senza agire sulle emozioni significa permettere a ciò che è lì di essere senza che nessuno si senta sbagliato.
Più facile a dirlo che a farsi?
In effetti sembrerebbe. Quando vediamo qualcuno piangere siamo abituati a consolarlo e a dirgli “non piangere”. Quando qualcuno è contento la gioia altrui ci infastidisce. Quando siamo contenti noi dobbiamo trovare immediatamente qualcosa di negativo a cui aggrapparci perchè ci sentiamo in colpa per essere contenti o soddisfatti. La rabbia è il male dei mali. E così via.
Il nostro rapporto con le emozioni è culturalmente deviato, ma sviluppare un sentimento di compassione verso noi stessi non è impossibile, anzi, è auspicabile.

E farlo ha impatto immediato su ogni aspetto della nostra vita, in particolare:

  • Le relazioni personali migliorano
  • Quelle professionali anche
  • Aumenta la fiducia in se stessi e la capacità di comunicare in modo autentico
  • Aumenta la nostra capacità di ascoltare in modo empatico gli altri
  • Impariamo a risolvere più facilmente i problemi
  • Agiamo con minore impulsività generando più accuratezza nella nostra vita
  • Riduciamo notevolmente lo stress

Ecco perché Goleman spinge tanto sulla meditazione ed ecco perchè lo stesso Goleman ha lavorato tanto con Sua Santità il Dalai Lama. Sia Goleman che il il Dalai Lama dicono che con 10 minuti al giorno di meditazione si ottengono grandi cambiamenti in tutte queste aree della vita perché Intelligenza Emotiva significa imparare a vivere in modo “Mindfulness”, consapevole, meditativo e compassionevole. Verso di noi, prima di tutto, e quindi verso gli altri.

E, senza volermi ripetere troppo, fa tutta la differenza del mondo.
Mi piace chiudere questo post con il Ted Talk di Goleman del 2007 che parla proprio di compassione.

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