Ecco cosa impari quando la vita ti da uno stop (una storia vera)

Era venerdì 17. Roba da non crederci, sembra quasi una barzelletta, oppure uno di quegli audio romanzi di Carlo Lucarelli, eppure è vero.

Ascolta il podcast:

Venerdì 17 novembre del 2017, per l’esattezza. Alle 3 del mattino incomincio a sentire un dolore fortissimo all’altezza del rene sinistro, così forte che faccio fatica a respirare. Ero convinto di avere una colica renale, per cui penso che con una borsa dell’acqua calda, il dolore si calmerà e tutto tornerà nella norma. La Manu, mia moglie, non era della stessa idea.Ma siccome io sono un testone ho continuato a tenermi il dolore che, nel frattempo, aveva deciso di spostarsi anche davanti, proprio sotto al cuore e poi di salire lungo la spalla sinistra.

A quel punto non c’era più tanto da scherzare o avere dubbi.
Erano passate già sei ore dall’inizio di quel calvario e aspettare oltre non sarebbe stato una scelta intelligente. Così andammo al pronto soccorso. Lo trovai stranamente vuoto, manco fossero tutti lì ad aspettare me. Dalle prime visite i medici diagnosticarono subito una bella polmonite, tanto che uno dei dottori mi propose di tornare a casa con la prescrizione della terapia da seguire. Fortunatamente quello stesso specialista pochi minuti dopo ci ripensò e decise di ricoverarmi. Lo ringrazio ogni giorno.

Nei due giorni successivi i dottori capirono che avevo avuto un infarto polmonare, scatenato da un’embolia bilaterale attraverso dei coaguli di sangue (trombi) che stavano girando per il mio sistema circolatorio. Giusto così, per dire: se non avessero iniziato subito la terapia anticoagulante, questo articolo non sarebbe mai stato scritto, almeno non da me.

Te la faccio breve e salto tutta la degenza, gli esami e le cose divertenti tipicamente ospedaliere. La cosa davvero importante è che, ad oggi, nessuno mi ha saputo dire con certezza perchè mi è successo. Non ci sono cause apparenti. È successo e basta. La frase ricorrente da parte di tutti gli specialisti che ho visto in questi mesi è stata: “francamente non sappiamo perchè ti è capitato, l’unica certezza è che potrebbe succedere di nuovo”. Non suona troppo rassicurante, vero?

Ma, nonostante questo, devo dire che tutti i medici che ho incontrato sono stati molto carini e persino piacevoli; razionalmente parlando, se uno segue la terapia vita natural durante, i rischi sono praticamente inesistenti. Forse.
Ma questa esperienza è arrivata in un momento preciso della mia vita a ricordarmi alcune cose importanti.

1. La data di scadenza sotto il barattolo

La prima cosa che questa esperienza mi ha ricordato è che abbiamo una data di  scadenza.
Se ti sembra brutto come concetto, forse troppo crudo, lo posso capire. Ma non c’è un modo carino per dirlo: non vivremo per sempre in questo corpo. Un giorno ce ne andremo di qui. Solo che non sappiamo come e quando.
Forse ti sembrerà banale, ma sapere che oggi potrebbe essere l’ultimo giorno della mia vita mi ha cambiato la prospettiva di molte cose.
Per quanto inaccettabile, duro da digerire o strano che sia, noi non siamo eterni e non siamo nemmeno super  eroi. Ma questo non è un un limite, è un’opportunità. Ti invito a riflettere proprio su quest’ultima frase.

Non essere eterni o non essere dei super eroi non è il nostro limite ma la nostra opportunità. Condividi il Tweet

2. Non tutte le cose sono importanti allo stesso modo

Mindfulness: imparare l'arte della priorità

Altra banalità, forse, ma quando guardi in faccia la tua mortalità vagli quelle che sono le tue priorità e scopri che non tutte le cose che tieni in piedi nella tua vita sono importanti allo stesso modo. Per carità, il lavoro è importante, non si può farne a meno, ma di sicuro capisci che c’è uno spazio per il lavoro e uno spazio per altre cose, molte altre cose, tra cui (la più importante di tutte) gli affetti. Trascurare questo aspetto vuol dire usare il lavoro per nascondersi da qualcosa. Accetta un consiglio: risolvi quel qualcosa e goditi il tempo che hai a disposizione per stare bene con i tuoi affetti.
Io ho scoperto che tornare a casa dall’ospedale è stata una delle cose migliori della mia vita. Non potevo fare nulla a casa se non stare lì, ma era meraviglioso. Bello viaggiare, bello uscire, bello frequentare gli amici… ma essere lì, in quel posto così semplice, tutto d’un tratto è diventato meraviglioso. Non che prima non lo fosse, ma ritornare alla normalità dopo che qualcosa te l’ha privata, ha tutto un altro sapore. Ecco: se puoi evitarti di fare questa scoperta credendomi sulla parola, ti garantisco, che è molto meglio per te.

3. Il tuo tempo è prezioso e non è così tanto

Si riallaccia al punto numero uno, ma così lo capisci meglio.
Dopo aver sentito parlare i medici di possibili terribili cause a quello che mi era successo, ho avvertito un’urgenza che permane tutt’oggi: non voglio perdere tempo in attività inutili o con persone tossiche.
E ne ho classificate diverse, ad esempio:

  • ascoltare o leggere pettegolezzi
  • leggere news catastrofiche o depressive
  • partecipare a conversazioni “riempi silenzio”
  • passare troppo tempo sui social network o con lo sguardo sul telefono

La maggior parte delle nostre conversazioni contiene una quantità di parole assolutamente non necessarie. Imparare ad essere essenziali, a parlare solo per comunicare realmente e non per riempire l’aria di parole, credo sia un grande gesto di rispetto verso le altre persone e verso se stessi. Pensaci la prossima volta che ti verrà la tentazione di riempire di parole insignificanti il tempo di qualcun altro.

4. Osserva di più e agisci di meno

Mindfulness e l'arte di non fare

Fare a tutti i costi, agire e intervenire sembrano degli imperativi assoluti nella nostra società.
Beh, se devo dirtela tutta, questo giro di giostra mi ha ricordato ulteriormente che non dobbiamo per forza cambiare le cose, non dobbiamo per forza intervenire su qualcosa o su qualcuno. Possiamo anche prendere un bel respiro e osservare senza interferire. Come diceva qualcuno, tu non sei Dio, quindi rilassati.
La meditazione è una grande maestra in questo senso. E ora la frequento con molta più chiarezza dopo questa esperienza.
È l’arte di non fare la guerra a tutti i costi e di lasciare i che le tensioni si sciolgano con il semplice atto di osservarle. Fare “nulla” è un’abilità non comune, imparala e diventerai un vero maestro Jedi.

Essere meno interventisti non vuol dire diventare passivi e remissivi, vuol dire usare un altro tipo di forza. Quella della mente calma. Perchè è quando la tua mente si calma che arrivano le risposte più chiare, più potenti. Se sei intossicato dall’adrenalina, dalla rabbia, dalla paura, dall’ansia o da qualsiasi altra emozione allora saranno loro a comandare. Questo è vero anche per il “fare compulsivo”. E, di certo, tutte le volte che è stato così per me, i miei risultati non sono stati ciò che volevo realmente.

In conclusione

Avrei davvero molte altre cose da dire, ma so cosa significa leggere davanti ad un monitor, quindi ti lascio con un paio di riflessioni.
Sono sempre più convinto che quell’infarto  mi abbia salvato la vita, perchè mi ha ricordato molte cose che, travolto dal turbine dei miei eventi lavorativi, economici e personali, avevo perso di vista.

La vita è fatta di passaggi e cambiamenti, molti dei quali inevitabili #mindfulness Condividi il Tweet

Ci ho scritto persino un libro, ironia della sorte. Delle volte bisogna solo arrendersi e lasciare che la tempesta succeda e il cambiamento avvenga. Magari all’inizio ti sembra un caos, ma poi arrivano degli arcobaleni meravigliosi. Ho abbracciato mia figlia come non ho mai fatto in vita mia, la stessa cosa ho fatto con mia moglie.

Non sono diventato più paziente o più mistico, anzi, la mia pazienza è diminuita, perchè ho meno voglia di perdere tempo. Ma comprendo di più, sento di più e realizzo molto di più i miei giudizi, le mie mancanze di compassione. E capisco che la persona verso cui devo avere più compassione e tolleranza sono, prima di tutto, io.

Facebook
GOOGLE
Twitter
LinkedIn